Scrive Roberto Garagozzo, ingegnere, manager e tecnico, grande esperto di telecomunicazioni con significativi trascorsi in Ericsson e British Telecom, oggi Senior Consultant di Partecipazioni & Sviluppo e Presidente del CdA di Digitance Group, per farci riflettere sulla disponibilità di mezzi tecnologici e sulla poca capacità a servirsene.

Mi riallaccio al messaggio numero 8 e alla relativa intervista a RAI 3 sul tema di come colmare il gap tecnologico che stiamo verificando, in questi giorni difficili.

Confesso di aver provato un moto di nostalgia, ascoltando l’appello all’uso dei media tradizionali, radio e televisione, che mi ha fatto tornare in mente il mitico Maestro (la maiuscola è d’obbligo) Alberto Manzi!

Quanto avremmo bisogno, in questo momento, di una figura come la sua che, attraverso un “servizio pubblico” di rinnovato spirito, alfabetizzasse il poco tecnologico popolo italiano!

Parliamo da anni di nuove tecnologie, di “telelavoro” di “smart working”, di “Italia 4.0”, di Formazione a Distanza, di “Classi 2.0” e abbiamo una classe dirigente che ora, in tempo di “emergenza conclamata” ci esorta, anzi, in determinati casi ci impone, di utilizzarle.

Ma la tecnologia non basta acquisirla, bisogna saperla utilizzare, in tutte le sue sfaccettature.

Ricordo un bellissimo esempio citato da Andrea Pontremoli durante una Assemblea di Confindustria: “Consideriamo una tecnologia di base: martello e scalpello. Tecnologia molto semplice, in teoria. Ma dipende tutto dall’utilizzatore, dal suo livello di conoscenza e di competenza. Date la tecnologia a Michelangelo e lui fa la “Pietà”. Datela a me, e io faccio pietà!”.

Credo sia questo il punto focale.

Discutiamo di telelavoro (poi lo abbiamo chiamato Smart working) dagli anni ’90. Il professor Domenico De Masi fu il primo a spiegarmi qualcosa in merito. Sono passati quasi 30 anni. Le tecnologie ci consentono opzioni molteplici ed efficaci.

Ma se non cambiamo le metodologie di approccio alle attività lavorative, se non modifichiamo le procedure, se non ridefiniamo obiettivi e criteri di valutazione e, soprattutto, se non ci dotiamo, come società, degli strumenti di necessario supporto alle suddette tecnologie, e non formiamo adeguatamente gli utilizzatori, lo sforzo risulta vano.

Prima della “emergenza”, lavorando dal mio studio e utilizzando Internet, misuravo una disponibilità di banda di 40 – 45 Mbps, mediamente, nell’arco della giornata. Oggi non ho mai superato i 15, con orari in cui sono sceso a 1,7 – 1,8.

Non mi pare che questa situazione possa aiutare l’uso delle tecnologie.

Le scuole chiuse impongono le lezioni a distanza, ma tutto il sistema scolastico continua a pensare di funzionare come se si fosse ancora “in presenza”.

Se non si ripensino metodi e procedure, se i professori debbano continuare a fare l’appello, ogni volta che iniziano una lezione in videoconferenza, perdendo tempo prezioso, se in 120 debbano trovarsi in videoconferenza tutti assieme per espletare lo svolgimento del “Collegio dei docenti”, come da procedura vigente, beh, allora abbiamo perso. E sono solo alcuni esempi.

Abbiamo perso una buona occasione per migliorarci tutti e abbiamo perso la battaglia della modernizzazione.

Ing. Roberto Garagozzo

(Fonte: https://www.infosec.news/2020/04/18/un-messaggio-in-bottiglia/non-basta-avere-le-tecnologie-ma-occorre-saperle-usare/ )

Categories:

Tags:

No responses yet

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    it_ITItaliano
    en_USEnglish it_ITItaliano

    logo